
"È molto difficile spiegare questo sentimento [di religiosità cosmica] a chi non ne possegga neanche un po’…I geni religiosi di tutte le epoche hanno avuto un simile sentimento, che non conosce dogmi…A mio avviso, la funzione più importante dell’arte e della scienza è risvegliarlo e mantenerlo vivo in coloro che sono in grado di comprenderlo."
Albert Einstein
A tutti gli studenti di medicina si insegna che i pazienti affetti da epilessia del lobo temporale possono avere intense esperienze spirituali durante le crisi, e che a volte si interessano di problemi religiosi e morali anche nei periodi interaccessuali.
Alcuni sostengono perfino di parlare con Dio. Descrivono ”una luce divina che illumina tutte le cose” o ” una verità ultima che è al di là della portata delle menti comuni, troppo prese dal trambusto della vita quotidiana per notare la bellezza e la magnificenza di tutto”. E dicono frasi come: ” È il momento che aspettavo da una vita: finalmente capisco il senso delle cose e d’un tratto tutto è chiaro”; oppure: ”Finalmente comprendo la vera natura del cosmo”.
Solitamente gli attacchi – e le ”visitazioni” – durano solo pochi secondi. Ma le brevi tempeste dei lobi temporali possono a volte alterare in modo definitivo la personalità, così che anche nei periodi interaccessuali il soggetto è diverso dagli altri. La causa del fenomeno resta ancora ignota, ma è come se l’attività elettrica parossistica facilitasse permanentemente determinate vie nervose o aprisse addirittura nuovi canali (i neuroscienziati definiscono tale processo ”kindling” o stimolazione ricorrente).
Le alterazioni producono quella che alcuni neurologi definiscono la ”personalità del lobo temporale”. I soggetti hanno emozioni intense e vedono un significato cosmico in eventi banali; possono essere boriosi, cavillosi, polemici, pedanti, egocentrici e privi di senso dell’umorismo; tengono diari dettagliati in cui registrano con cura gli avvenimenti quotidiani (ipergrafia); alcuni avvertono un bisogno ossessivo di parlare dei propri sentimenti e di interessarsi a temi religiosi e metafisici e scrivono perciò tomi di centinaia di pagine, piene di simboli e riflessioni mistici.
Il forte impatto emotivo, il senso di timore reverenziale e il significato profondo di queste esperienze religiose originano secondo i neuroscienziati nel “cervello emozionale“ o sistema limbico.
I neurochirurghi che stimolano il sistema limbico durante un’intervento dicono che occasionalmente i loro pazienti riferiscono di sperimentare sensazioni religiose. E la malattia di Alzheimer, che è spesso caratterizzata da una perdita dell’interesse religioso, tende a rendere inefficiente il sistema limbico.
Il sistema limbico ha, infatti, la funzione di contrassegnare con emozioni eventi specialmente significativi (per esempio: la vista di una persona amica), quasi a sottolinearne l’importanza.
Durante un’intensa esperienza religiosa, i ricercatori credono che il sistema limbico divenga insolitamente attivo, conferendo ad ogni esperienza un significato speciale.
Così si potrebbe spiegare perché coloro che hanno avuto tali esperienze le trovano così difficilmente descrivibili agli altri.
“I contenuti dell’esperienza – le componenti visive, le componenti sensitive – sono proprio le stesse che tutti sperimentiamo sempre“ afferma Jeffrey Saver, neurologo all’Università della California. “In questi pazienti, invece, il sistema temporo – limbico marca questi momenti come intensamente importanti per l’individuo, come caratterizzati da una grande gioia e armonia. Quando l’esperienza viene riferita a qualcuno, possono essere comunicati solo i contenuti e il senso che si tratta di qualcosa di diverso. Ma la sensazione viscerale no“.
L’importanza del lobo temporale, in particolare il sinistro, nell’esperienza religiosa è stata confermata da un pionieristico esperimento condotto nel 1997 dai ricercatori dell’Università di San Diego.
Una delle scoperte dell’esperimento è che tra gli effetti degli attacchi di epilessia del lobo temporale c’è quello curioso di rafforzare notevolmente la risposta involontaria del cervello a parole religiose.
Gli scienziati hanno misurato le variazioni della conduttività elettrica cutanea (il riflesso psicogalvanico o GSR, utilizzato come parametro della risposta emotiva) in pazienti sottoposti ad una serie di test verbali su sesso, violenza e religione. Alla fine hanno raffrontato i diagrammi ottenuti con quelli di un gruppo di persone normalmente religiose e di un gruppo neutro. Conclusione: rispetto ai gruppi di controllo i malati della rara epilessia avevano una insolita e forte reazione a parole a sfondo mistico, come "Dio". "Perché succede questo? " – si è domandato Ramachandran. "Un’ipotesi è che ci siano dei circuiti neurali nel lobo temporale che potrebbero far parte di quei meccanismi cerebrali coinvolti nelle esperienze mistiche e nel senso di Dio. Sia durante gli attacchi che nei periodi di pausa in queste zone si registra un grande picco di attività".
Un altro interessante esperimento è stato condotto da Andrew Newberg e Eugene D’Aquili (Università della Pennsylvania) su un gruppo di monaci buddisti. Ciascun volontario doveva meditare normalmente, focalizzandosi intensamente su una singola immagine, di solito un simbolo religioso, fino a sentire il proprio senso di unità dissolversi e divenire tutt’uno con l’immagine.
Un tecnico aveva in precedenza inserito nel braccio di ciascun volontario un catetere endovenoso.
Quando il monaco raggiungeva l’apice dello stato di meditazione, doveva tirare una cordicella: in questo momento i ricercatori iniettavano a distanza un tracciante radioattivo nella linea endovenosa. Nel giro di pochi minuti il tracciante si sarebbe legato al cervello in quantità maggiore dove il flusso sanguigno, e quindi l’attività cerebrale, era maggiore. Poi uno scanner avrebbe misurato la distribuzione del tracciante per fornire un’istantanea dell’attività cerebrale al tempo del legame. La tecnica, chiamata SPECT, consentiva ai soggetti di meditare nella relativa pace del laboratorio anziché nel ronzio claustrofobico di uno scanner.
I ricercatori trovarono un’intensa attività nelle parti del telencefalo che regolano l’attenzione – segno della profonda concentrazione del meditatore. Inoltre, durante la meditazione una parte del lobo parietale era molto meno attiva rispetto a quando i volontari stavano semplicemente seduti. Con un brivido, Newberg e D’Aquili compresero che questa era l’esatta regione del cervello in cui origina la distinzione tra sé e altro.
Il lobo parietale sinistro ha, dunque, a che fare con il senso di individualità della propria immagine corporea, mentre quello destro si occupa del contesto – lo spazio e il tempo – abitati dal sé. Forse, ipotizzano i ricercatori, come i monaci hanno sviluppato il senso dell’unità, hanno gradualmente tagliato queste aree dai soliti segnali tattili e di posizione che aiutano a creare l’immagine corporea.
Più recentemente, Newberg ha ripetuto l’esperimento con delle suore francescane in preghiera. Le suore, la cui preghiera s’incentra sulle parole, piuttosto che sulle immagini – mostravano un’attivazione delle aree del linguaggio del cervello. Inoltre anch’esse disattivavano le regioni del sé che i monaci avevano chiuso all’apice dello stato di meditazione, sperimentando così un senso tangibile di unione con Dio.
Lo psicologo Michael Persinger (Laurentian University, Canada) utilizza un congegno chiamato stimolatore magnetico transcranico (TMS) per indurre ogni sorta di esperienze surreali in persone comuni.
Quando si applica al cuoio capelluto, tale apparecchio genera un campo magnetico che varia rapidamente e che attiva le aree più superficiali dell’encefalo.
Un esperimento condotto da Persinger ha mostrato che un debole campo magnetico di 1 microtesla (che è approssimativamente quello generato dal monitor del vostro computer) che ruota in senso antiorario intorno ai lobi temporali causa in quattro persone su cinque la sensazione di una presenza spettrale nella stanza dell’esperimento.
Se una persona da voi amata è morta recentemente, potreste sentire che è ritornata nella stanza per rivedervi.
Gli individui religiosi spesso identificano tale presenza come Dio.
"Se tutto questo succede in laboratorio, si può immaginare che cosa potrebbe accadere se la persona fosse da sola nel proprio letto di notte o in una chiesa, dove il contesto gioca un ruolo così importante" afferma Persinger.
I suoi esperimenti mostrano che le esperienze mistiche consistono non solo di ciò che sperimentiamo, ma anche di come noi lo interpretiamo.
Il numinoso ha dunque una base biologica.
Nota: Persinger ha provato anche su di sé il TMS e ha sentito la "presenza", sebbene affermi che la ricchezza dell’esperienza fosse diminuita dalla consapevolezza di quanto stava accadendo.

