13 dicembre 2006

Maleducazione

Quanto più trascorrono gli anni, tanto più noto la diffusione della maleducazione, quasi che essa sia divenuta una qualità positiva per la quale una persona è degna di stima.
Per esempio, vi è mai capitato di salutare un individuo con il quale intrattenete un rapporto lavorativo e che incontrate spesso senza ricevere nessun cenno di risposta?
A me succede molto frequentemente.
Oserei quasi affermare che mi sono assuefatto a tale comportamento, anche se riconosco che bisognerebbe non avvezzarsi mai alla villania e mantenere sempre elevato il sentimento di riprovazione nei confronti di essa.
Per esempio, ogni volta che incrocio per i corridoi la dottoressa coordinatrice del reparto che frequento per la tesi di laurea, io spontaneamente la saluto ed ella, altrettanto spontaneamente e con volto inespressivo, mi fissa negli occhi senza proferire parola, distogliendo prontamente lo sguardo.
M'infastidiscono coloro che ritengono di essere superiori a qualcun altro, in qualunque senso.
Sono convinto che una maggior valorizzazione di un modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali non solo non guasterebbe, ma migliorerebbe anche la qualità delle relazioni interpersonali.
Lo so, vivo fuori dal tempo...

09 dicembre 2006

Paleopatologia, o della morte di Socrate



“Ed egli passeggiò per la stanza, e dopo che ebbe detto che le gambe gli si facevano pesanti, si pose a giacere supino, come aveva raccomandato l’uomo che gli aveva dato il veleno, che, nel frattempo, continuava a toccarlo. Dopo un po’ di tempo, costui gli esaminò i piedi e le gambe e poi, premendo un piede forte, domandò se sentisse qualcosa.
Egli rispose di no.
E dopo ancora gli premette le gambe e, scorrendo in su con la mano, ci indicava come egli si raffreddasse e si irrigidisse.
E di nuovo lo toccò e ci disse che, quando il freddo fosse giunto al cuore, allora se ne sarebbe andato”.


Platone, “Fedone"


Ieri mio fratello mi ha chiesto se sapessi come agisca la cicuta, pianta celebre quale leggendaria bevanda con la quale fu avvelenato Socrate.
La mia risposta è stata negativa, ma la sua domanda ha stimolato la mia curiosità insaziabile per la tossicologia forense.
Come avvenne la morte di Socrate?


La Cicuta è un genere della famiglia delle Apiaceae comprendente tre specie, la più comune delle quali è la cosiddetta cicuta maggiore.
Le cicute sono piante erbacee e biennali, con radici carnose di colore bianco, frequentemente confuse con pastinache o carote selvatiche. Il fusto può raggiungere da uno a due metri. Le foglie inferiori sono molto grandi e suddivise in un gran numero di foglioline a bordi dentati, simili a quelle del prezzemolo. Sia gli steli sia le foglie sono spesso caratterizzati da punti rossastri violacei, chiamati “il sangue di Socrate”. La pianta fiorisce tra aprile ed agosto; i suoi fiori sono bianchi, piccoli e organizzati in gruppi simili a ombrelli.
L’unico metodo sicuro per distinguere la pianta consiste nel danneggiarla. Quando la pianta è lesa, infatti, emana un odore estremamente pungente, che ricorda quello di topo.
Le proprietà tossiche della cicuta erano note fin dall'antichità ed essa fu usata già al tempo dei Greci come veleno da somministrare ai condannati a morte. Nell'antichità era anche usata, a dosi inferiori, come farmaco narcotico, antispasmodico e, più recentemente, come analgesico, antidolorifico e abortivo.
Tutta la pianta è notevolmente velenosa e può portare alla morte, a causa della presenza di cinque diversi alcaloidi: la coniina, la conidrina, la pseudoconidrina, la metilconicina e la coniceina.


La neurotossina coniina (C8H17N o 2-propilpiperidina), dal colore viola scuro in forma acquosa, è nota come “il veleno di vino rosso” ed è l’alcaloide più attivo della cicuta.
Essa agisce a livello delle sinapsi neuromuscolari, causando una breve stimolazione iniziale, seguita da depressione grave del sistema nervoso, paralisi muscolare, perdita del linguaggio, depressione della funzione respiratoria e morte.
La paralisi muscolare avviene mediante il blocco dei recettori colinergici nicotinici localizzati sulla membrana post-sinaptica a livello della giunzione neuromuscolare, ai quali l’acetilcolina non può legarsi come avviene in condizioni fisiologiche. A causa di ciò i recettori sono bloccati (ma non attivati) e non possono partecipare alla generazione dell'impulso nervoso, impedendo quindi al muscolo una nuova contrazione.
Il meccanismo d’azione della coniina è, perciò, assimilabile a quello dei farmaci bloccanti neuromuscolari non depolarizzanti, comunemente impiegati in Anestesia e Terapia Intensiva per l’induzione e il mantenimento del rilassamento muscolare durante un intervento chirurgico o come adiuvanti della ventilazione meccanica.
La coniina è solitamente assorbita per via orale, ma anche, con grande facilità, attraverso la cute.
Poco tempo dopo l'assunzione di cicuta in Socrate si manifestarono secchezza delle fauci, difficoltà di deglutizione, nausea, dilatazione pupillare e debolezza muscolare, inizialmente degli arti inferiori e successivamente di tutti gli altri muscoli, compreso il diaframma. Poiché la dose fu massiccia, intervenne la paralisi muscolare del diaframma e quindi la morte per arresto respiratorio e asfissia.
L’effetto della cicuta può essere neutralizzato dal farmaco atropina.

06 dicembre 2006

Volere è potere?

Un tempo ero convinto che la tenace determinazione a raggiungere un obiettivo costituisse non già una garanzia, ma almeno un ottimo presupposto per la realizzazione dello stesso.
Oggi, invece, sono di avviso differente; ho appreso dall'esperienza che la dedizione e il sacrificio in vista di un obiettivo non solo non garantiscono il raggiungimento dello stesso, ma sono anche invisi ai più, adusi all'arte dell'opportunismo e dell'adulazione servile nei confronti di coloro che, in qualunque modo e misura, detengono un potere.
Talvolta si perviene alla meta.
Talvolta volere è potere.